martedì 9 febbraio 2010
giovedì 14 gennaio 2010
Troppa tolleranza / 2
E’ passato qualche giorno dai fatti di Rosarno, ma ancora non si riesce ad avere un’idea chiara di come sono andate le cose.
A complicare la situazione si aggiunge il fatto che nelle ricostruzioni “politiche” prevale spesso un modello ideologico e strumentale nell’individuare dinamiche e responsabilità.
Provo a schematizzare le varie posizioni emerse, nessuna delle quali, ovviamente, è omnicomprensiva.
1 – E’ COLPA DEL RAZZISMO. I calabresi e i rosarnesi odiano i neri, li sfruttano e quando si ribellano (magari perché qualcuno li spara con una carabina) li sprangano e li prendono a fucilate.
2 - NON E’ COLPA DEL RAZZISMO, MA DELLA TROPPA TOLLERANZA. Le istituzioni e i cittadini sono stati troppo tolleranti riguardo agli immigrati, che andrebbero rispediti al loro paese a calci in culo. Altrimenti visto che succede? Quindi ci vuole più durezza.3 – ALLA NDRANGHETA I NERI NON SERVONO PIU’, E LI HA CACCIATI. La malavita calabrese ha fatto arrivare migliaia di immigrati a Rosarno negli anni in cui serviva manodopera a bassissimo costo. Ora che non servono più (per diversi motivi), la ndrangheta ha trovato il modo per cacciarli, innescando la rivolta.
La ricostruzione appena riportata viene spesso integrata con le seguenti ipotesi:
3 bis – LA NDRANGHETA HA VOLUTO DARE UN SEGNALE ALLO STATO E ALLA MAGISTRATURA.
3 ter - LA NDRANGHETA HA VOLUTO SPOSTARE L’ATTENZIONE DAI FATTI DELLA BOMBA DI REGGIO CALABRIA SULLA VICENDA DI ROSARNO.
Prima di concludere vi segnalo un video che mi ha molto colpito.
Durante la manifestazione dei rosarnesi dopo le violenze dei giorni precedenti, organizzata per respingere l'immagine di paese xenofobo che i media avrebbero attribuito a Rosarno, alcuni ragazzi di un istituto superiore della città hanno esposto uno striscione con scritto “Speriamo di poter dire un giorno C'era una volta la mafia”.
Ma non appena lo striscione viene mostrato, una parte dei manifestanti invita i ragazzi a richiuderlo. Il video (cliccare qui per aprire la pagina), realizzato da Rainews24, è a mio avviso molto rappresentativo del clima che si vive da quelle parti.
Troppa tolleranza / 2
martedì 5 gennaio 2010
Botti di inizio anno a Reggio Calabria.
I boss della ‘ndrangheta sono nervosi.
I PROCESSI CONTRO LE COSCHE- La procura generale di Reggio Calabria guidata da Salvatore Di Landro a breve si occuperà di alcuni processi d’appello scottanti: omicidio Fortugno, strage di Duisburg e infiltrazioni mafiose negli appalti per l’autostrada Salerno Reggio. Processi che in primo grado si sono conclusi con numerosi ergastoli e condanne pesantissime per gli uomini delle ndrine calabresi.
LA REAZIONE DELLE NDRINE - La bomba fatta esplodere al palazzo della Procura Generale di Reggio Calabria è un segnale di minaccia, ma che denota anche timore e nervosismo da parte delle cosche.
Per Gasparri l’attentato di Reggio Calabria rappresenta “la conferma che le cosche non sopportano la NOSTRA azione di contrasto alla criminalità”.
Ma purtroppo il teorema non regge.
Quasi banale ricordare che le operazioni contro la ‘ndrangheta sono state condotte dai magistrati e dalle forze dell’ordine. Non dal governo.
Anzi c’è chi, come il Pm di Palermo Antonino Di Matteo, fa notare che «i provvedimenti governativi, alcuni già approvati e altri in discussione, potrebbero favorire il ricompattamento di Cosa nostra»
Il riferimento più evidente è allo scudo fiscale e al disegno di legge per limitare le intercettazioni.
Potete leggere l’intervista completa al magistrato palermitano sul sito di Terra.
martedì 1 dicembre 2009
Ecco perchè il fuorionda di Fini potrebbe essere finto.
Il presidente della Camera Fini è una persona di esperienza e di indiscussa sottigliezza. Pare quindi difficile credere che quello che è successo sia solo frutto di una sbadataggine.
Alcuni dettagli che emergono dalle immagini diffuse fanno ulteriormente riflettere.
IL MICROFONO SUL TAVOLO - Da come si può chiaramente vedere dal video, a pochi centimetri da Fini e dal procuratore Trifuoggi è posizionato un microfono.
E, come è evidente, non si tratta di un microfono “interno”, ad utilizzo dei partecipanti del convegno, bensì di un grosso microfono a “gelato” wireless, di quelli utilizzati dai giornalisti delle radio e delle tv, e lo si capisce dall’inconfondibile triangolo applicato sul microfono, sul quale solitamente è impresso il logo dell’emittente.
E’ poco verosimile che il presidente Fini non l’abbia notato, visto che era proprio di fronte a lui.
FINI SAPEVA CHE IL MICROFONO ERA ACCESO? – E’ ancora meno credibile l’ipotesi che Fini non sapesse che un microfono lasciato sul tavolo è quasi sicuramente sempre acceso a registrare, visto che il suo compito è unicamente quello di raccogliere dichiarazioni.
Quindi le affermazioni che Fini potrebbe aver voluto lasciare trapelare – che tra l’altro nella sostanza non sono una novità – potrebbero rappresentare l’ennesima tappa del percorso di “differenziazione” dell’ex An dalle posizioni del Cavaliere.
L’EFFETTO MEDIATICO - Il modo in cui tali posizioni giungono al grande pubblico, in stile “Striscia la Notizia”, danno ancora più visibilità all’evento, che assume un contorno quasi “gossipparo”. Allo stesso tempo Fini viene scagionato dall’accusa di volere attaccare frontalmente e “ufficialmente” il premier, in quanto le frasi assumono la forma di discorso privato e confidenziale.
In definitiva, l’episodio sembrerebbe assegnare un punto a favore del presidente della Camera nella partita Fini-Berlusconi.
mercoledì 25 novembre 2009
Avviso di garanzia. I deja vu del presidente.
"Sequestrare il tesoro di Silvio.
Dalla Sicilia in arrivo un avviso di garanzia a Berlusconi per concorso esterno. Subito dopo gli verrà requisito l'intero patrimonio. Per la legge, infatti, basta il sospetto."
Questo è il titolone centrale apparso oggi sulla prima pagina del Giornale di famiglia del presidente del Consiglio.
Se le cose andassero in questo senso, per il premier la legge sulla prescrizione breve non basterebbe più.
Liana Milella spiega che Berlusconi prepara un'altra mossa: via il concorso esterno in reati di mafia.
Palazzo Chigi subito smentisce: "Circolano voci false, originate da alcuni giornali, in merito alla volontà del Presidente del Consiglio di modificare la norma che ha consentito di arrivare al concorso esterno in reati di mafia. Si tratta di voci false, tendenziose e destituite di ogni fondamento''.
Intanto il pentito di mafia Spatuzza parla, non si sa quanto genuinamente, ma parla.
In ogni caso, il periodo della genesi della cosiddetta seconda Repubblica è ancora pieno di ombre. Ma di come si raggiunse la pax tra stato e mafia negli anni delle stragi sembra ci sia poca voglia di parlare.