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martedì 5 gennaio 2010

Botti di inizio anno a Reggio Calabria.

image I boss della ‘ndrangheta sono nervosi.

I PROCESSI CONTRO LE COSCHE- La procura generale di Reggio Calabria guidata da Salvatore Di Landro a breve si occuperà di alcuni processi d’appello scottanti: omicidio Fortugno, strage di Duisburg e infiltrazioni mafiose negli appalti per l’autostrada Salerno Reggio. Processi che in primo grado si sono conclusi con numerosi ergastoli e condanne pesantissime per gli uomini delle ndrine calabresi.

LA REAZIONE DELLE NDRINE - La bomba fatta esplodere al palazzo della Procura Generale di Reggio Calabria è un segnale di minaccia, ma che denota anche timore e nervosismo da parte delle cosche.

Per Gasparri l’attentato di Reggio Calabria rappresenta “la conferma che le cosche non sopportano la NOSTRA azione di contrasto alla criminalità”.

Ma purtroppo il teorema non regge.

Quasi banale ricordare che le operazioni contro la ‘ndrangheta sono state condotte dai magistrati e dalle forze dell’ordine. Non dal governo.

Anzi c’è chi, come il Pm di Palermo Antonino Di Matteo, fa notare che «i provvedimenti governativi, alcuni già approvati e altri in discussione, potrebbero favorire il ricompattamento di Cosa nostra»

Il riferimento più evidente è allo scudo fiscale e al disegno di legge per limitare le intercettazioni.

Potete leggere l’intervista completa al magistrato palermitano sul sito di Terra.

venerdì 18 dicembre 2009

Se chi dissente diventa un mandante.

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Ecco come titola la prima pagina del Giornale riguardo la bomba trovata all’università Bocconi:

“E ora arrivano le bombe.
Dopo la statuetta la dinamite. Altro frutto delle campagne dei cattivi maestri.”

Marcello Veneziani sullo stesso quotidiano esprime in maniera ancora più chiara il concetto:

[…] D’ora in poi dev’essere chiara una cosa: chiunque definisce tirannide o regime fascista il governo di Berlusconi si assume la responsabilità politica e civile di mandante morale delle aggressioni subìte da Berlusconi e di ogni altro eventuale attentato. […]

L’operazione che in questi giorni l’apparato ideologico vicino al premier sta cercando di mettere a segno è quella di ridurre l’ambito dell’opposizione politica a questione di ordine pubblico.

Ovviamente la pericolosa equazione oppositore=mandante non può che ridurre lo spazio della discussione democratica.

martedì 15 dicembre 2009

Tartaglia e Berlusconi. La statuetta che finisce in testa a tutti gli italiani.

berlusconi-tartaglia Chi aspira ad uno Stato democratico deve condannare e ripudiare ogni tipo di violenza.

Anche se Berlusconi per molti può non rappresentare affatto il concetto di democrazia, ciò non giustifica in nessun modo l’azione del folle che gli ha spaccato la faccia.

TARTAGLIA HA FATTO UNA STRONZATA –
Solo uno squilibrato (quale sembra sia l’attentatore) può pensare che un atto di violenza nei confronti di un avversario politico possa in qualche modo giovare alla propria causa.

LA REAZIONE - Com’è consueto, occasioni di questo tipo finiscono per diventare pretesto per restringere le libertà democratiche in nome della ‘sicurezza’.

SICUREZZA E CENSURA - Dopo che Bossi ha definito l’accaduto “atto terroristico”, il ministro Maroni annuncia che nel prossimo consiglio dei ministri presenterà norme urgenti su manifestazioni e siti internet. Quindi è facile prevedere limitazioni alla libertà di manifestare il dissenso politico, in piazza e in rete.

Poco importa che persino i servizi segreti hanno sottolineato che quello di Tartaglia è “un gesto isolato e scollegato da qualunque altro soggetto o volontà politica”.

UN PREMIER VULNERABILE? – Sarebbe interessante conoscere l’opinione del Copasir su come è stata gestita la sicurezza personale del presidente del Consiglio.

Com’è stato possibile che una persona abbia potuto agire totalmente indisturbata, in mezzo a decine di agenti scelti tra i massimi esperti in sicurezza e intelligence, attentando al premier in un modo così rudimentale? Perché, una volta colpito, il presidente non è stato immediatamente portato via nonostante nessuno al momento poteva sapere se si trattasse di un’azione organizzata, magari con la presenza di altre persone, eventualmente armate?

Credo sia utile ribadire due concetti:

Nessuna giustificazione per chi compie atti di violenza, e massima solidarietà umana nei confronti di chi li subisce.

La politica allo stesso tempo dovrebbe evitare la volgare tentazione di strumentalizzare questo tipo di eventi, tramutandoli in pretesto per restringere il campo delle libertà democratiche.