Dopo la proposta del ministro Maroni di schedare con tanto di impronte digitali tutti i rom, bambini inclusi, diverse voci del mondo cattolico (tranne quelle tra i banchi del governo) si sono levate contro l'iniziativa. Il giornale cattolico Famiglia Cristiana ha recentemente definito "indecente" e "razzista" la proposta del ministro.L'arcivescovo di Crotone Domenico Graziani invece plaude all'iniziativa e definisce le parole di Famiglia Cristiana come il frutto del "classico buonismo cattolico autolesionista", e reputa l'iniziativa utile a dare "identità" e tutela ai bambini rom.
Probabilmente all'arcivescovo sfugge il fatto che avere un'identità prescinde dalla schedatura etnica, e che costringere un bambino a premere le piccole dita su un tampone d'inchiostro e poi su un foglio non dà di per sé nessuna tutela.
E intanto a Roma, dopo che perfino Alemanno ha storto (un po') il naso riguardo la schedatura, il Prefetto della città Mosca dichiara che non procederà con la rilevazione delle impronte per i bambini, ma - in caso di dubbia identità - si procederà con "rilievi che sono previsti per tutti, indistintamente, dalla legge".
Ma Maroni giura battaglia. Vedremo.


